Come è fatto questo archivio
Metodologia e limiti
Questi dati sono ricostruiti da fonti pubbliche con un metodo automatico. Hanno errori e buchi, descritti qui sotto. Chi li usa deve sapere cosa possono dire e cosa no.
La fonte
I dati vengono dalla banca dati dell'Autorità Nazionale Anticorruzione, dove finiscono tutti i contratti pubblici italiani: le gare, le aggiudicazioni, i nomi di chi vince. Sono collegati tra loro dal codice di gara che accompagna ogni contratto. L'archivio copre gli anni dal 2015 al 2025.
Cosa è accoglienza e cosa no
Nessun codice, nella banca dati, dice «questo contratto riguarda l'accoglienza dei migranti». Bisogna riconoscerlo. Lo facciamo incrociando i codici dei servizi sociali con le parole che compaiono nell'oggetto del contratto: alcune bastano da sole, come «minori stranieri non accompagnati» o «richiedenti asilo»; altre contano solo se accompagnate dal codice giusto. Ogni contratto è segnato come certo o probabile a seconda della regola che lo ha fatto entrare.
Il metodo sbaglia in due modi. Fa entrare contratti che non c'entrano — «accoglienza» ricorre nel welfare e nel turismo, la sigla SAI indica anche impianti ferroviari — e ne lascia fuori altri, scritti in modo insolito. Ogni correzione è annotata nel codice pubblico del progetto.
Cosa conta, e cosa no
L'archivio conta i contratti firmati in un anno, non l'accoglienza attiva sul territorio. Un servizio affidato nel 2023 per tre anni compare nel 2023 e non più: una provincia con pochi contratti può averne molti ancora in corso, firmati prima.
Per la stessa ragione il numero di contratti non dice quante persone sono accolte, né quanto si è speso. Gli importi non vanno sommati: negli accordi quadro indicano un tetto di spesa su più anni, non i soldi effettivamente usati.
Cosa manca
La banca dati contiene quello che le amministrazioni comunicano, e la comunicazione è manuale: l'ANAC stessa avverte che i dati possono avere errori o buchi. Per una parte dei contratti manca il nome di chi ha vinto — oggi è noto nel 51.8% dei casi, ma prima del 2024 mancava per la maggioranza. Le comunicazioni arrivano anche con anni di ritardo, quindi gli anni più recenti sono ancora provvisori.
Le regole su cosa vada registrato sono cambiate. Dal 2024 entrano nell'archivio anche i contratti di piccolo importo, prima quasi assenti. Poiché questi sono quasi sempre affidati senza gara, il loro ingresso fa salire la quota di affidamenti diretti: sembra una crescita, ma è cambiato solo cosa viene contato. La tabella tiene separate le due letture — tutti i contratti, e i soli sopra i 40.000 euro, presenti in archivio anche prima e quindi confrontabili nel tempo.
| Anno | Contratti | Senza gara | Da 40.000 € | Senza gara |
|---|---|---|---|---|
| 2015 | 1509 | 46.1% | 1385 | 44.2% |
| 2016 | 2081 | 49.4% | 1951 | 47.8% |
| 2017 | 2618 | 49.5% | 2479 | 47.8% |
| 2018 | 1498 | 61% | 1391 | 59.6% |
| 2019 | 1089 | 62.4% | 958 | 60% |
| 2020 | 1105 | 39.3% | 982 | 32.7% |
| 2021 | 1100 | 40% | 1027 | 38.9% |
| 2022 | 1376 | 62.5% | 1339 | 62.4% |
| 2023 | 1673 | 61.1% | 1613 | 60% |
| 2024 | 2312 | 72.4% | 1367 | 57.9% |
| 2025 | 1743 | 72.2% | 1084 | 58% |